Vi racconto che...

...scrivere sui propri lavori non è una cosa facile, anche perché il percorso è stato lungo, interrotto, banalizzato a volte, ripreso, sempre alla ricerca di qualcosa che mi desse il senso della libertà e del silenzio profondo in una realtà dove cammino, guardo e resto tante volte coinvolta dalle emozioni.
Si può dire che l'inizio del mio lavoro è stato il desiderio di uscire, di rompere quel qualcosa (educazione, formazione culturale, situazione sociale ed economica, condizionamenti di cui non sei cosciente) che impediva di ritrovarmi in sintonia.
Il segno, il gesto sulla tela divengono marcati e deformanti: i colori sono di origine espressionista e lo spazio è valorizzato da questi, ma sono i segni gestuali a creare il ritmo, l'emozione.
A questa visione si opponeva la ricerca astratta dello spazio e della forma geometrica, due modi di essere iniziali della mia ricerca.

Opere, stili e periodi

Il segno, il gesto sulla tela divengono marcati e deformanti: i colori sono di origine espressionista e lo spazio è valorizzato da questi, ma sono i segni gestuali a creare il ritmo, l'emozione.

Critica

Il colore di Silvia Battisti è di matrice espressionistica, sviscera le emozioni. Poche le cromie usate: il rosso, colore del sangue e della passione e della rabbia, spesso accostato, come il bianco, in funzione di contrappunto, al nero nella definizione di una contrapposizione visibile, ad esempio in Incomunicabilità e Yin e Yang. C'è poi il blu, omaggio a Renoir, che però richiama Wassilj Kandiskij, Yves Klein senza trascurare la Blue Sinphony dell'antico maestro Giuseppe Santomaso. E ancora l'oro, il metallo incorruttibile... Continua a leggere

Tiziana Casagrande

Mentre lavora, la nostra autrice sembra infatti porsi in una sorta di stato di sospensione della coscienza, come se guardasse dentro di sé con gli occhi dell’animo socchiusi, e idealmente filtrasse tra le ciglia materiali di sogno e distillati di memorie. Ognuno di questi oggetti/immagine è, pertanto, come una scenografia minima del sentimento che si combina sotto le sue dita in modo si direbbe inconsapevole, quasi una écriture automatique che sgorga da una necessità interiore, da un inconscio imperativo della fantasia e della memoria combinatoria... Continua a leggere

GIORGIO SEVESO

Silvia Battisti ha affondato le mani nelle lettere scritte dal proprio padre dal fronte, durante la Seconda guerra Mondiale, le ha “tradotte”, in una serie di combine painting di raushenberghiana discendenza, con i quali l’artista le espone affinchè tutta la società abbia la grande opportunità di riflettere. Le lettere sono accompagnate da un’attenta ricerca sui materiali informativi dell’epoca con quella che la scuola di quegli anni imponeva come materia, la calligrafia, nel senso autentico del termine, e le forti immagini della propaganda ...     Continua a leggere

Alessandra MONTALBETTI

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